I monumenti di Lecce “la Firenze del Sud”

Monumenti di Lecce, la “Firenze del Sud”

Lecce con le sue bellezze e con i suoi monumenti si presenta ai viaggiatori desiderosi di conoscere il barocco leccese, uno dei tanti meravigliosi aspetti di questa città capoluogo in Puglia.

La città di Lecce è denominata anche la Firenze del Sud, per la meravigliosa bellezza dei suoi monumenti.

Eco cosa vedere a Lecce.

 

 

 

Le Porte di Lecce

All’ingresso del centro storico, troviamo le tre porte più antiche della città:

  1. Porta San Biagio,
  2. Porta Rudiae
  3. Porta Napoli

Porta S. Biagio risale al 1700, è formata da un solo arco e presenta la facciata scolpita accuratamente, sulla quale sono collocati due stemmi di Lecce.

E’ composta da colonne binate che furono ricostruita nel 1774 su una porta già preesistente.

Nella parte superiore si eleva la statua in pietra raffigurante San Biagio.

Porta Napoli è conosciuta anche come Arco di Trionfo, sorge nell’omonima piazza e fu eretta, nel 1548, in onore dell’imperatore Carlo V, su disegno di Giangiacomo dell’Acaya, dalla cittadinanza grata per le opere di fortificazione fatte realizzare in difesa di Lecce.

Presenta un arco fiancheggiato da una coppia di colonne per lato, con capitelli compositi, che reggono un timpano triangolare.

In esso sono scolpiti l’aquila bicipite, stemma dell’Impero austro-spagnolo, un doppio colonnato e i cannoni.

Alto circa venti metri, questo monumento fu realizzato nel luogo dell’antica porta di San Giusto.

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Porta Rudiae venne chiamata così perché da essa iniziava la strada per la città di Rudiae.

La porta originale crollò verso la fine del 1600  ma fu  ricostruita nel 1703 da un patrizio leccese.

La porta è sormontata nella sua parte più alta da una statua che raffigura Sant’Oronzo e lateralmente dalle statue di Sant’Irene e San Domenico.

La statua di Sant’Oronzo è in alto sull’epigrafe dedicatoria dove si narra la leggendaria origine di Lecce, mentre sull’architrave è possibile vedere i busti dei mitici fondatori della città:

Euippa sposa di Idomenco, Malennio re dei Salentini e fondatore della città, Dauno figlio di Malennio e Idomeneo che secondo la leggenda, avrebbe dato il nome alla città.

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Piazza Sant’Oronzo

La piazza più importante di Lecce è oggi il risultato delle stratificazioni che per secoli si sono accumulate producendo un insieme di stili diversi che ormai da sempre convivono insieme.

In antichità Piazza Santo Oronzo presentava una diversa planimetria, quando lo spazio dell’Anfiteatro Romano era occultato dalle botteghe ottocentesche.

In seguito agli scavi archeologici, il piccolo borgo venne abbattuto per portare alla luce l’antico Anfiteatro.

Dal 1656 è stata intitolata al Santo Protettore di Lecce, S. Oronzo dopo la tremenda epidemia di peste abbattutasi sull’ intero regno di Napoli.

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Nella piazza troviamo la Colonna Romana, sulla quale è collocata la statua del Santo patrono della città e la Chiesetta di San Marco.

La Chiesetta di San Marco, collocata accanto al Sedile, nel centro di Lecce, risale al XVI secolo.

La chiesa fu costruita nel 1543 per volere della fiorente colonia di veneziani residente nella città e per questo intitolata a San Marco.

Fino ai primi decenni del XIX secolo era inserita all’interno del tessuto abitativo, il quartiere dei veneziani, e nei suoi pressi correvano anticamente le Logge dei mercanti e la sede del Consolato Veneziano.

I veneziani, desiderosi di avere una chiesa per celebrare i propri uffici religiosi espressero tale necessità al vescovo di Lecce G. B. Castromediano che donò loro la cappella di San Giorgio, sita nell’area centrale della Piazza dei Mercanti.

 

Anfiteatro Romano

Scoperto agli inizi del Novecento, l’Anfiteatro romano di Lecce si trova in Piazza Sant’Oronzo ed è il più importante monumento romano esistente in città.

La scoperta fu casuale e avvenne nel corso dei lavori per la sistemazione della Piazza.

Superate non poche difficoltà, tecniche ed economiche, i lavori terminarono nel 1938 e portarono alla luce buona parte della struttura originaria.

La costruzione dell’Anfiteatro risale al principio del II secolo e, secondo Pausania, fu voluta dall’imperatore Adriano.

L’edificio fu costruito in pietra leccese e rivestito di marmo bianco e colorato.

Era cinto da un magnifico portico, secondo lo schema già sperimentato a Roma a Capua e a Verona.

L’arena era perfettamente ovale: con una cavea di metri 102 x 83,40 e un’arena di metri 53,40 x 34,60, l’anfiteatro poteva accogliere dai 10.000 ai 15.000 spettatori.

La “summa cavea” era ornata con statue e colonne scanalate di cipollino africano.

Sembra che la struttura fosse usata soprattutto per le “venationes”:

lo dimostrerebbero i numerosi rilievi che decoravano il podium e rappresentavano scene di caccia e combattimenti tra cacciatori e animali.

 

 

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Castello Carlo V

Durante la metà del Cinquecento, l’imperatore Carlo V decise di attuare tutta una serie di opere di difesa per il Salento, in modo tale da contrastare le continue e sanguinose scorrerie dei pirati saraceni e, più in generale, a frenare le mire espansionistiche dell’Impero Ottomano.

A Lecce, l’incarico di riprogettare il sistema difensivo, costituito dalle mura e dal castello, fu affidato all’ingegnoso architetto militare Gian Giacomo dell’Acaja.

Nel 1539, infatti, iniziò la costruzione del Castello, che venne successivamente denominato “Castello di Carlo V“.

Esso fu eretto sul luogo ove esisteva l’antico maniero, costruito all’epoca del conte Tancredi e i lavori durarono dieci anni.

Ne uscì una grande opera militare, possente e inespugnabile, a forma di trapezio, con quattro baluardi a punta di lancia:

la struttura, formata da due corpi concentrici separati da un cortile, è dotata di mura massicce e circondata da un fossato largo e profondo, ed ha due soli ingressi a ponte levatoio.

Delle due porte, una è ora murata.

L’interno contiene ancora le opere di difesa precedenti, come il mastio del conte Accardo, e altri ambienti.

I grandi saloni interni sono oggi utilizzati per manifestazioni istituzionali e incontri culturali.

 

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Le Chiese principali di Lecce

  • Basilica di Santa Croce

La Basilica di Santa Croce si trova nella parte antica della città ed con l’adiacente Convento rappresenta uno delle più estese strutture architettoniche di Lecce.

L’opera monumentale sorse su di un precedente monastero del 1400;

i lavori iniziarono nei primi anni del ‘500 e furono portati a termine nel 1600.

Nel corso della prima parte della costruzione, quella che vide l’edificazione della parte bassa della facciata sino alla cupola, si vide emergere lo stile di Gabriele Riccardi;

mentre a partire dal 1600 fu Francesco Zimbalo a imprimere la propria personalità all’ architettura della Basilica, in particolare negli ornamenti della parte più alta.

La prima parte del prospetto è suddiviso da sei colonne su cui poggia la trabeazione.

Il portone principale della Basilica ospita le targhe di importanti regnanti dell’epoca e nelle fasce laterali vi sono quelle dei Celestini.

Nella parte superiore della balaustra è raffigurata l’unione del potere temporale e spirituale.

Nella seconda parte della facciata della Basilica di Santa Croce si inserisce lo splendido rosone, ai cui lati sono figurati San Benedetto e Papa Celestino V, che determinò la nascita dell’ordine dei Celestini.

La ricca decorazione, che si amplia con le statue rappresentanti la Fede e la Fortezza, pare si leghi alla battaglia di Lepanto del 1571, dove l’impero occidentale sconfisse le forze ottomane.

Tale vittoria fu significativa, perché apportò grandi benefici agli scambi commerciali del territorio: essa è visualizzata nelle raffigurazione dei telamoni (i turchi) e degli animali (le forze cristiane).

Entrando nella chiesa, si riconosce la struttura a croce latina suddivisa in cinque vani; la basilica possiede 17 altari.

La navata principale presenta un soffitto in noce pregevolmente decorato e rifinito con tratti d’oro.

L’altare dedicato a San Francesco da Paola è rappresentativo di uno stile barocco molto accentuato, realizzato dallo Zimbalo.

 

 

  • Duomo di Maria Santissima Assunta

Il Duomo di Lecce, inserito nella piazza che porta lo stesso nome, venne edificato inizialmente nel 1144 e successivamente nel 1230;

infine, fu nuovamente riedificato nella metà del ‘600.

La struttura si compone di due facciate anteriori: quella che si apre al lato sinistro dell’Episcopio e quella che si rivolge all’ entrata della piazza.

Mentre la seconda facciata presenta uno stile semplice, il prospetto di sinistra, che è l’entrata principale, è invece ricco di decorazioni architettoniche: si compone di cinque spazi separati da colonne dove sono inserite e scolpite le figure di San Giusto e San Fortunato;

in alto si trova, invece, la figura di Sant’Oronzo.

La parte interna è a tre navate, disposte su croce latina.

Il vano centrale offre un soffitto con opere pittoriche de la Predicazione di Sant’Oronzo, la Protezione della peste, il Martirio di Sant’Oronzo e l’Ultima Cena realizzate da Giuseppe da Brindisi.

L’interno della Chiesa ospita tredici altari ornati da dipinti di notevoli artisti del ‘600.

A questi altari minori, si aggiunge l’altare maggiore costruito durante la metà del ‘700 con i materiali del marmo e del bronzo:

nella parte centrale emerge l’opera pittorica dedicata all’ Assunta, circondata ai lati da altri due affreschi.

Il Duomo, infine, accoglie una cripta del 1100, poi rielaborata nello stile barocco nel corso del 1500.

 

 

 

  • Chiesa dei Santi Niccolò e Cataldo

Insieme all’attiguo monastero fu fondata nel 1180 dal normanno Tancredi d’Altavilla.

Tancredi donò il complesso ai monaci benedettini, ai quali seguirono nel 1494, per volere di Alfonso II di Napoli, i padri olivetani che rimasero sino al 1807.

Nel 1807 Napoleone istituisce i Licei e il complesso diventa Liceo Palmieri ( all’epoca “Liceo Nazionale” ).

Nel 1870 il complesso diventa sede dell’asilo di Mendicità e a partire dagli anni 80′ è sede della facoltà di Beni Culturali.

E’ medievale anche il rosone al centro della facciata principale e il campanile, mentre il ricco coronamento del fastigio è attribuito a Giuseppe Cino, realizzato nella prima metà del Settecento, così come le decorazioni in pietra leccese e le statue barocche collocate sulla facciata, rappresentanti alcuni santi dell’ordine olivetano.

Sull’ architrave del portale principale un’epigrafe in latino, una serie di testine alate e una lunetta nella quale doveva esserci dipinta a fresco la Vergine.

L’interno è sobrio e severo, a croce latina a tre navate alte e strette, voltate a botte e scandite da pilastri polistili che reggono archi a sesto acuto.

All’ interno sono conservate alcune opere cinquecentesche di Gabriele Riccardi, come la statua di San Nicola e le due acquasantiere figurate, incastonate nelle prime due colonne della navata centrale. Più antichi sono i resti di affreschi tardogotici sulla vita di San Benedetto e San Nicola.

Alla fine del XII secolo risale anche l’annesso convento, costruito per volere di Tancredi.

Furono gli Olivetani, succeduti ai Benedettini, a incaricare Gabriele Riccardi della realizzazione di un primo chiostro, che risale al 1559, al centro del quale si erge un pozzo rinascimentale coperto da un’elegante edicola su colonne tortili e su base quadrangolare a gradinata.

Il secondo chiostro risale al 1634.

 

Chiesa di San Battista al Rosario

La Chiesa fu costruita per i Domenicani dall’architetto Giuseppe Zimbalo tra il 1691 e il 1728.

In essa l’architetto leccese raccomandò di trovare sepoltura.

È situata in Via Giuseppe Libertini, a pochi passi da Porta Rudiae.

L’attuale edificio di fine Seicento fu costruito sul sito di una precedente struttura risalente al 1388, anno in cui arrivarono a Lecce i Padri Domenicani.

La data di fondazione del nuovo edificio è il 6 marzo 1691 e i lavori di costruzione furono affidati all’ormai settantenne Giuseppe Zimbalo, il quale contribuì anche personalmente al finanziamento.

Nel 1710 lo Zimbalo morì ed il cantiere fu portato a termine nel 1728 da altri artisti, tra i quali si distinsero Giulio Cesare Penna il giovane e Leonardo Protopapa.

Nel 1948, per volontà di papa Pio XII, la chiesa fu dichiarata Basilica minore.

Il maestoso prospetto si presenta diviso in due ordini da una balaustra decorata con trofei di fiori e da statue poste su piedistalli sferici che raffigurano le visioni del profeta Ezechiele.

L’ordine inferiore è caratterizzato al centro da due voluminose colonne scanalate che incorniciano un grande portale, sormontato dal simbolo dei Domenicani e dalla statua di San Domenico di Guzman.

Ai lati del portale si aprono due nicchie ospitanti le statue lapidee di san Giovanni Battista e del Beato Francesco dell’Ordine dei Predicatori.

Al centro della balaustra, elemento divisorio tra i due ordini, in corrispondenza della grande finestra centrale, è posizionata la statua della Vergine;

altre statue sono invece posizionate nelle grandi nicchie, in asse con quelle dell’ordine inferiore.

La facciata termina con un’altra balaustra e con un timpano spezzato.

In basso, ai lati dell’intero prospetto sono collocati due alti plinti, su uno dei quali poggia la statua di San Tommaso d’Aquino.

L’interno è a croce greca con un grande vano ottagonale coperto da capriate lignee.

In origine il progetto prevedeva la copertura a cupola, resa irrealizzabile dall’ampiezza e dalla sopravvenuta morte di Zimbalo.

  • Chiesa di Sant’Irene dei Teatini

La Chiesa di Sant’Irene, intitolata a S. Irene patrona della città di Lecce fino al 1656, rispecchia, in tutta la sua sontuosa bellezza,la devozione e il rispetto che i leccesi avevano per la loro santa protettrice.

La Chiesa di S. Irene fu edificata dal 1591 su progetto del teatino Francesco Grimaldi.

La grandiosa facciata è composta da due assetti stilistici sovrapposti, la parte inferiore è suddivisa in cinque ampi spazi, di cui quelli laterali ospitano delle nicchie vuote, mentre quello centrale il portale e termina in alto con la statua della santa messa in risalto da uno arco semicircolare, opera di Mauro Manieri del 1717.

La parte superiore è frazionata in tre parti, le laterali ospitano delle nicchie vuote e la centrale una ariosa finestra.

Sulla trabeazione si legge un’iscrizione dedicata a Santa Irene: “Irene virgini et martiri”, il tutto è completato in alto da un frontespizio triangolare con lo stemma della città.

L’interno, a croce latina e ad una sola navata, si modula in modo molto più sobrio rispetto al prospetto esterno, presentando, per ogni lato, tre profonde cappelle, comunicanti tra loro, caratterizzate da volte ellittiche illuminate a luce naturale.

La prima a destra, dedicata a S. Carlo Borromeo, è abbondantemente decorata da colonne tortili;

il secondo altare dell’Arcangelo Michele venne costruito da Cesare Penna nel 1642 e contiene una copia dipinta del famoso quadro del santo realizzato da Giudo Reni.

Lateralmente alla tela, tra le colonne corinzie fanno capolino le statue degli evangelisti e in alto volteggiano delicati angeli musicanti;

infine, la terza cappella accoglie un altare settecentesco votato alle Anime del Purgatorio con una recente tela di Luigi Scorrano.

L’altare maggiore della Croce subì nel 1753 dei rimaneggiamenti che ne cambiarono di molto l’aspetto originario.

L’altare si caratterizza per la presenza del dipinto intitolato”Il Trasporto dell’Arca Santa”, capolavoro artistico realizzato da Oronzo Tiso.

Nel braccio destro del transetto troviamo l’altare dell’Angelo Custode risalente al 1700.

Accanto uno tra gli altari più maestosi di Lecce, l’altare dedicato nel 1651 a S. Gaetano da Tiene dall’ Arcivescovo di Otranto Gaetano Cassa;

al centro dell’insieme si pone la tela a olio posta raffigura il fondatore dell’ordine dei Teatini, a cui il committente apparteneva, realizzata da Filippo Maria Galletti.

Subito dopo troviamo l’altare di S. Andrea Avellino, particolare per le sue esuberanze decorative in stile rococò.

Nel braccio sinistro del transetto, dopo l’altare della Croce, vi è l’altare di S. Oronzo realizzato verso la metà del Seicento, una delle ultime realizzazioni di Francesco Antonio Zimbalo.

Subito dopo troviamo l’altare di S. Irene, con tela della santa dipinta ad Giuseppe Verrio nel 1639 e in basso ben nove busti di santi che racchiudono ognuno le reliquie del religioso raffigurato;

in alto primeggia la statua di S. Irene sormontata dallo stemma civico di Lecce.

A destra dell’altare di S. Irene, troviamo l’altare della Sacra Famiglia realizzato nel 1672.

Proseguendo verso l’ingresso troviamo l’altare della Vergine del Buon Consiglio, l’altare del Crocifisso e, infine, l’altare di S. Stefano, che contiene vari quadri importanti, tra cui la “Lapidazione di S. Stefano”, opera di Antonio Verrio.

I muri della sagrestia della chiesa di S. Irene, come il resto della chiesa è riccamente decorata da numerose tele di inestimabile valore artistico, di cui ricordiamo la più famosa tela della Madonna della Libera.

 

  • Chiesa del Gesù

Era il 1575 quando l’antica Chiesa di San Nicolò di rito greco-ortodosso fu abbattuta per far posto all’attuale Chiesa del Gesù che ne riprese comunque le linee stilistiche basilari.

All’esterno troneggia lo stemma della Compagnia di Gesù e nell’ordine superiore le tre finestre con la statua del Bambin Gesù, mentre lo spazio interno si presenta come un unico volume plastico in cui è solo accennata la presenza del transetto.

Tutt’intorno i muri della navata corrono le cappelle dedicate:

  • all’Assunta,
  • alla Visitazione dei Magi,
  • al Crocifisso,
  • alla Vergine e ai S.S. Luigi, Ignazio e Stanislao dipinti da Serafino Elmo,
  • a San Bernardino Realino, realizzato da Francesco Antonio Zimbalo.

Quest’ultimo altare contiene, anche, un importante dipinto eseguito da De Giovanni nel 1897 e le reliquie del santo conservate in un’urna simbolicamente protetta dalla statua del religioso.

Alla sinistra dell’altare maggiore troviamo la cappella della Madonna del Buon Consiglio e quella dell’Annunciazione della Vergine, raffigurata in un’opera pittorica di Girolamo Imperato; di seguito le cappelle di San Michele, di San Girolamo nel deserto, della Madonna di Loreto, a cui fa onore una stupenda scultura lapidea ricoperta d’oro.

L’altare maggiore, opera che il Cino eseguì su disegno del grande artista Andrea Pozzo, ha un insieme plastico che si appoggia e domina sullo spazio circostante, accolto com’è nell’ area concava dell’abside di fondo.

Impreziosito vistosamente da colonne tortili scolpite in modo sfarzoso e minuzioso, in esso è collocata la tela della Circoncisione, dipinta da Jacopo Robusti.

La struttura architettonica dell’altare si completa con le statue degli Evangelisti poste sulle mensole, i dipinti dei Quattro Dotti della Chiesa dell’artista salentino Oronzo Letizia di Alessano, poste dentro delle nicchie e l’Incoronazione della Vergine del pittore locale Oronzo Tiso, vissuto dal 1729 al 1800.

Da ammirare in tutta la loro bellezza gli angeli e i motivi di floreali intagliati negli stalli lignei del coro.

Poste sulle pareti laterali del transetto, numerose altri dipinti importanti tra cui le due Storie di Giuseppe l’Ebreo davanti al faraone realizzata da Antonio Verrio, situate l’una di fronte all’ altra e, incastonate nel soffitto a lacunari, le quattordici tele realizzate da Giuseppe da Brindisi che narrano la vita di Sant’ Ignazio e la Storia della Compagnia di Gesù.

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  • Chiesa di Santa Chiara

La Chiesa e il Convento di Santa Chiara vennero fondati all’ inizio del XV secolo, ai tempi di Maria d’Enghien.

La Chiesa venne ricostruita tra il 1687 e il 1691 su progetto di Giuseppe Cino.

Il prospetto è a due ordini, leggermente convesso.

Al centro del primo ordine vi è il portale, di recente restauro, con ai lati lesene con capitelli corinzi e due colonne scanalate;

al centro del secondo ordine vi è invece una grande finestra con ai lati due nicchie.

La facciata è in parte incompiuta: mancano infatti le statue nelle nicchie e il fastigio.

L’interno è a pianta ottagonale con cappelle e altari molto istoriati, decorati in oro zecchino negli anni Cinquanta del Novecento.

Le statue lignee dei sei altari furono realizzate tra la fine del Seicento e l’inizio del Settecento dai napoletani Nicola Fumo e Gaetano Patalano, e rappresentano santi dell’ordine francescano:

  • S. Francesco d’Assisi,
  • S. Antonio da Padova,
  • S. Pietro d’Alcantara,
  • L’Immacolata,
  • e altri due santi che i Gesuiti e i Teatini avevano diffuso, cioè Francesco Saverio e S. Gaetano di Thiene, fondatore quest’ultimo dell’ordine dei chierici regolari, cui appartenne Michele Pignatelli, il vescovo in carica al momento della costruzione della chiesa.

Sopra le cappelle laterali sono ancora visibili le grate dietro le quali le claustrali assistevano, non viste, alle funzioni religiose: il convento annesso era infatti dedicato alle suore di clausura.

Tra le finestre sono collocate le statue di sante della famiglia di Santa Chiara.

Sull’arco di trionfo gli stemmi dell’ordine dei Francescani e di Michele Pignatelli, che fu vescovo di Lecce negli anni di costruzione della chiesa.

Elemento di attrazione della chiesa è il controsoffitto, totalmente in cartapesta, realizzato alla metà del Settecento forse dal Manieri, ad imitazione dei coevi soffitti lignei.

Venne realizzato in pannelli distinti poi montati insieme da molte botteghe che sorsero nell’area stessa della chiesa. Non a caso, la piccola stradina laterale che costeggia la parete destra esterna della chiesa di Santa Chiara, e che porta al Teatro romano, porto il nome di Via Arte della Cartapesta.

 

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  • Chiesa del Carmine

Riedificata su una precedente fabbrica da Giuseppe Cino, la Chiesa del Carmine di Lecce mostra una splendida facciata su tre ordini decorata da sculture entro ricche nicchie.

Ellittica è l’unica navata interna, nella quale prendono posto altari barocchi.

Il campanile, di forme vagamente romaniche, e l’ampia cupola maiolicata completano la volumetria esterna.

L’attiguo chiostro è parte dell’ex convento dei Carmelitani, attualmente adibito a Rettorato dell’Università del Salento.

 

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  • Chiesa di San Matteo

La chiesa di San Matteo, eretta su disegno dell’architetto Achille Larducci di Salò fu eretta, a partire dal 1667, sul luogo di una cappella preesistente, intitolata allo stesso santo.

L’edificio è interessante, perché presenta tutte le caratteristiche architettoniche tipiche del barocco maturo dell’Italia centrale.

Molto innovativa è qui l’associazione di un ordine inferiore convesso con un ordine superiore concavo.

L’originale facciata a due piani si ispira al Borromini.

Nella parte inferiore, caratterizzata da un’insolita decorazione a squame, spicca il ricco portale, sovrastato dallo stemma dell’Ordine dei Francescani.

Al contrario, la parte superiore della facciata è liscia e lineare.

Essa presenta una bella trifora centrale.

Si nota facilmente che la facciata è rimasta incompiuta.

L’interno della chiesa è a pianta ellittica.

Varie cappelle ad arco sono separate da grandi statue degli Apostoli, scolpite da Placido Buffelli nel 1692.

Gli altari, assai decorati, sono della scuola di Giuseppe Cino, mentre il soffitto è più recente: è stato completamente rifatto nei primi anni del Novecento.

Davvero splendido è l’ altar maggiore, dovuto al napoletano G. Palatino.

L’altare stesso è impreziosito da una grande statua in legno della fine del Seicento: opera di un artista veneziano, essa raffigura San Matteo.

 

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  • Chiesa di Sant’Angelo

La chiesa di Sant’Angelo, conosciuta anche come Santa Maria di Costantinopoli, è una delle chiese di origine più antica della città di Lecce.
Edificata nel 1061 per gli agostiniani, venne ristrutturata nel XIV secolo.
Nel 1663 le pessime condizioni strutturali spinsero a un rifacimento totale del complesso.
Il prospetto, rimasto incompiuto nella parte superiore, presenta nella parte inferiore una ripartizione in cinque parti, mediante lesene doppie e colonne addossate al centro, con fusti scanalati decorati da puttini e fregi tra i capitelli.
Gli spazi intermedi sono occupati da nicchie vuote incorniciate.
Il portale d’ingresso centrale è coronato da un timpano curvilineo, al di sopra del quale è collocata una statua della Madonna col Bambino affiancata da due angeli.
La porta rivestita di bronzo nel 1750, è opera di Emanuele Manieri, e reca, a rilievo, l’aquila bicipite dell’ordine degli agostiniani.
La trabeazione, che divide orizzontalmente la facciata, riporta l’iscrizione, con le lettere sorrette da putti, aquile e leoni, Deiparae Constantinopolitanae ab initio dicatum et readificatum 1663.
L’ordine superiore ripropone una tripartizione riprendendo i motivi del registro inferiore ed è occupato al centro da un finestrone.
L’interno presenta un impianto a croce latina con transetto poco sporgente e coro a terminazione piatta.
Lo sviluppo longitudinale della navata è scandito dall’apertura di quattro cappelle per ciascun lato, alternate a paraste scanalate.
Le cappelle ospitano altari barocchi riccamente lavorati con colonne tortili, fregi, festoni, statue, volute e pinnacoli.
Sul lato destro della navata si incontrano altari che richiamano il gusto di Giuseppe Zimbalo;
il secondo ospita una tela raffigurante Sant’Antonio da Padova;
il terzo, dedicato all’Immacolata, è caratterizzato da leoni stilofori e il quarto venne realizzato nel 1675.
Sul lato sinistro sono presenti gli altari dedicati a san Nicola da Tolentino (1681), con statua in pietra del santo, a san Michele Arcangelo, a san Tommaso di Villanova e a santa Rita da Cascia.
Nel transetto sono presenti due altari; quello di destra è dedicato alla Vergine Addolorata, con statua in cartapesta del 1832, opera di Antonio Maccagnani, quello di sinistra e dedicato a Sant’Antonio Abate ed ospita una tale raffigurante il santo, opera di Alessandro Calabrese.
Nel presbiterio si trova l’altare maggiore dedicato alla Madonna di Costantinopoli.
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  • Chiesa di Santa Maria degli Angeli

Dai documenti risulta che l’edificio sacro fu costruito per volontà di Bindaccio di Bernardo Peruzzi, nobile fiorentino scomparso nel 1502, il quale ne affidò l’edificazione alla moglie Giovannella Maremonti.

La chiesa di Santa Maria degli Angeli fu costruita fra il 1481, anno della fondazione e il 1536, data di ultimazione dei lavori.

Le robuste linee cinquecentesche sono ravvisabili nella lineare facciata e nell’elegante austerità dell’interno.

In origine la facciata presentava solo il corpo centrale cuspidato, caratterizzato da archetti ciechi, elemento caro alla tradizione decorativa già medievale e ampiamente riproposto fino al tardo Seicento e da un sontuoso portale con colonne decorate, ampio fregio e lunetta contenente una Vergine con Bambino incoronata e circondata da Angeli.

Nella parte alta una finestra, che già preannuncia gli interventi di modifica del XVIII sec. e lo stemma della potente famiglia Maremonti.

In alto, a chiusura del tempio, la statua di San Michele Arcangelo protettore dell’Ordine dei Padri Minimi di San Francesco ai quali fu affidata la Chiesa.

All’edificio, sempre nel XVIII sec., furono aggiunte due ali laterali, richiamate dalle finestre in facciata, pertanto l’interno presenta una nave originale, sorretta da possenti colonne e due navate laterali.

Sempre nel Settecento furono aggiunti gli stucchi interni e fu rifatto il pavimento, inoltre furono aggiunti diversi altari arricchiti da tele di rinomati pittori locali, quali quelle raffiguranti la Vergine e i Santi Anna e Gioacchino di P. Colavita o la Strage degli Innocenti di Antonio Verrio  o, ancora, la notevole tela raffigurante San Carlo Borromeo di Giovan Domenico Catalano.

Particolarmente interessante la tela della Vergine con Santi di Gianserio Strafella, datata 1564.

 

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Conventi di Lecce

  • Palazzo dei Celestini

L’attuale Palazzo del Governo della Provincia di Lecce, chiamato Palazzo dei Celestini, era in effetti un convento dei Padri Celestini.
Nel 1353 il Conte Gualtiero VI fece ai Monaci generose donazioni per la fondazione della loro Chiesa e Convento nel sito ove oggi sorge il castello.
Nel 1539 Carlo V volle ampliare e fortificare il castello e fece demolire le sacre costruzioni.
I lavori di costruzione del convento iniziarono il 1959 sotto gli Abbaziali di Don Matteo Napolitano e il Don Girolamo La Sena.
I lavori furono completati nell’anno 1695. La costruzione è attribuita all’architetto leccese Giuseppe Zimbalo.
L’atrio del Convento è inquadrato da 24 archi su 44 colonne, alle quali nel restauro del 1811, furono addossati alcuni piedritti sui quali corre una balconata.
Nei bizzarri capitelli di stile composito e nelle chiavi delle volte del portico quadrilatero sono scolpite lettere iniziali mai decifrate e vari stemmi familiari.
La facciata molto elegante è ricca di decorazioni che incorniciano le ventuno finestre, di cui le due più esterne superiori posseggono balaustre.

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  • Monastero dei Teatini

Il Monastero dei Teatini, attiguo alla Chiesa di Santa Irene, è un edificio barocco in pietra leccese, sede, per diversi secoli, dei Padri Teatini.

Con la soppressione degli ordini religiosi, la chiesa e il monastero furono ceduti al Comune di Lecce che si preoccupò di conservare l’apertura al culto della Chiesa affidandola a due padri teatini leccesi.

Il monastero venne adibito dapprima a caserma, poi a scuola e infine ospitò alcuni uffici municipali.

Dopo un accurato restauro, è utilizzato come contenitore culturale, per mostre e fiere. Famosa è la mostra dei presepi che si tiene ogni anno nel mese di dicembre.

 

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  • Monastero dei Carmelitani

Il Monastero dei Carmelitani, attiguo alla Chiesa del Carmine, è un edificio costruito a cavallo dei secoli XVI e XVII, per i Padri Carmelitani, giunti in città nel 1481.

Gli ambienti del convento sono organizzati intorno ad un chiostro quadrangolare i cui prospetti interni mostrano i segni degli interventi ottocenteschi;

ospita il Rettorato dell’Università del Salento.

 

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  • Convento dei Domenicani di San Giovanni D’Aymo

Il Convento domenicano di San Giovanni D’Aymo fu fondato nella seconda metà del XIV secolo da Giovanni d’Aymo.

L’edificio, ricostruito nella prima metà del Settecento da Emanuele Manieri, ospitò, dopo la soppressione degli ordini religiosi, la Manifattura Tabacchi.

Dopo attenti restauri è divenuto sede dell’Accademia di Belle Arti.

 

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  • Palazzo del Collegio dei Gesuiti

Inserito nel tessuto urbano della città nel fine Cinquecento, il Collegio dei Gesuiti costituì fino al 1767 il centro propulsore di un’instancabile azione di catechiesi e missionaria condotta, in conformità con i programmi dell’Ordine, all’insegna degli ideale della Chiesa post tridentina.

La costruzione dell’edificio ebbe inizio nel 1579, nonostante i Padri della Compagnia di Gesù fossero già giunti in città guidati dalla figura di Bernardino Realino Da Carpi, nel 1574.

Proprio in quell’anno, L’Università aveva stanziato una somma pari a 3000 ducati per l’erezione della dimora destinata ad ospitarli e dell’adiacente Chiesa.

Costruita quest’ultima fu possibile, poi edificare anche il Palazzo grazie alla successiva donazione di 12000 ducati da parte del nobile Raffaele Staibano.

L’edificio subì numerose modifiche: una totale ricostruzione avvenne negli ultimi anni del XVII secolo ad opera di Giuseppe Zimbalo, ma rimase interrotta a causa della morte dell’architetto.

Il completamento risale alla metà del Settecento con Emanuele Manieri.

Il palazzo fu sede nel corso dei decenni di un collegio-convitto di livello universitario con cattedre di medicina e di diritto e degli Uffici Giudiziari così come voluto da Giuseppe Bonaparte.

 

  • Convento degli Agostiniani

Il Convento degli Agostiniani fu fondato il 18 aprile 1649, in un’area donata ai monaci dall’Università che, dieci anni prima (13 marzo 1639) aveva deliberato di accogliere in città tale Ordine.

Il monastero fu un ricco contenitore culturale in quanto, vi si svolgeva un’attiva vita culturale e religiosa.

Divenne centro di una Scuola di Filosofia esistita fino al 1852 anno in cui fu trasformato in caserma; sono in corso i lavori per il recupero funzionale del complesso.

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  • Ex Conservatorio di Sant’Anna

Il palazzo dell’Ex Conservatorio di Sant’Anna, attiguo alla Chiesa di Sant’Anna, costituisce uno dei mirabili episodi architettonici eretti dalla volontà di privati.

Fondato nel 1679, per volontà del nobile leccese Bernardino Verardi, il Conservatorio aveva la propria sede nell’antico palazzo Verardi.

Nel 1764 l’edificio venne ristrutturato dall’architetto Emanuele Manieri che ne ampliò la fabbrica.

Il Conservatorio venne realizzato affinché vi trovassero asilo le donne dell’aristocrazia salentina, le uniche ad avere libero accesso.

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  • Chiostro dei Domenicani

Lecce vede nel Convento di San Domenico fuori le Mura, uno dei simboli più significativi della produzione artistico–culturale del Salento.

L’arrivo dei frati domenicani in Puglia durante il XIII secolo, segna l’inizio di una presenza che si farà sempre più massiccia nei secoli XIV e XV.

Fu proprio verso i primi anni del XV secolo che venne fondato, a Lecce, il convento dei frati Predicatori di San Domenico con bolla papale di Eugenio IV, datata al 15 giugno 1442.

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Le Torri di Lecce

  • Torre di Belloluogo

La trecentesca Torre di Belloluogo è un antico monumento medievale adibito a residenza di Maria d’Enghien, contessa di Lecce Regina di Napoli.

Esempio di architettura militare angioina, è di forma cilindrica e con un fossato ancora oggi colmo d’acqua.

La torre si trova in un parco alle porte della città, accanto al cimitero.

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  • Torre del Parco

La Torre del Parco fu costruita, verso la metà del quattrocento, per il Principe che vi aveva fatto realizzare una zecca.

Sugli archi di accesso vi sono due stemmi: quello degli Asburgo e quello dei conti Romano, che nel secolo scorso acquistarono la struttura.

La Torre è una costruzione tozza e massiccia dalla forma cilindrica che il conte di Lecce e principe di Taranto, Giovanni Antonio Orsini volle, a difesa di alcuni suoi possedimenti, fornita di fossato e di ponte levatoio.

Tutto intorno si estendevano giardini adornati di fontane e viali.

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Obelisco

Proprio di fronte a Porta Napoli, uno degli antichi e più prestigiosi accessi nella città di Lecce, tra il Viale dell’Università e Via Taranto, si erge il maestoso Obelisco.

Su disegno di Luigi Cipolla, la struttura fu realizzata nel 1822 dallo scultore Vito Carluccio di Muro Leccese, per commemorare la visita di Ferdinando I di Borbone, sovrano delle Due Sicilie.

La colonna, a pianta quadra e di forma piramidale, si assottiglia procedendo dal basso verso l’alto.

La struttura è interamente costruita in pietra leccese ed è alta una decina di metri, poggia su una larga base a gradinata e su un piedistallo parallelepipedo sui cui lati vi è un delfino che azzanna la mezzaluna: lo stemma della provincia di Terra d’Otranto.

I quattro lati dell’obelisco si presentano fregiati da alcuni bassorilievi raffiguranti una serie di rappresentazioni mitologiche e gli stemmi dei quattro circondari di Brindisi, Gallipoli, Lecce e Taranto ossia un gallo, uno scorpione, un cervo e una lupa.

Sulla struttura si notano varie scritte in latino che riguardano le diverse località e ne indicano le relative distanze. Una lunga iscrizione si riferisce alla storica visita del Borbone, che per Lecce fu un avvenimento grandioso.

Recentemente è stato provvisto di una suggestiva e mirata illuminazione artistica così come è stato fatto per la vicina Porta Napoli.

Essa valorizza uno dei monumenti più caratteristici della storia leccese.

Il nuovo impianto di illuminazione punta a restituire un collegamento con l’antico ingresso della città attraverso l’Arco di trionfo.

Infine, un curioso episodio che riguarda l’obelisco: la propaganda borbonica lo fece colorare di nero, in modo che ricordasse un obelisco marmoreo, ma la prima pioggia cancellò ogni traccia del colore.

L’Obelisco è uno dei monumenti simbolo di Lecce, assolutamente da ammirare durante la tua visita a Lecce, nel Salento.