Le origini del vino Negroamaro nel Salento

il Negroamaro, vino del Salento e le sue origini

Salento, l’estremità della regione che stando più a est, ogni mattina vede per prima l’alba riflessa sul Mare Adriatico e assiste al sole che scompare all’orizzonte tra il cielo e il Mar Ionio, regalando tramonti mozzafiato, a cui non ci si abitua mai.

In questa penisola d’acqua totalmente pianeggiante, con suoli argillosi e calcarei calpestati nei secoli da diverse culture che hanno lasciato tracce del loro passaggio in ogni angolo di quelli che sono oggi i nostri centri storici, nel linguaggio e persino sui nostri volti, nell’ VII secolo a. C. i primi coloni ellenici fondarono numerose cittadine e introdussero il vitigno Negroamaro nelle coltivazioni.

Quanto antica sia la sua storia lo dimostra il nome stesso che, secondo molti intreccia la declinazione latina ‘niger’ e greca ‘mavros’, entrambe traducibili con la parola ‘nero’.

Secondo altri si legge semplicemente Nero e Amaro, dal dialetto salentino Niuru Maru, come lo chiamavano i contadini del secolo scorso.

Un vino scuro e amarognolo, con profumi molto fruttati, che evocano l’aroma delle prugne e delle more selvatiche mature e succose, i tipici sentori di tabacco e quelli balsamici di macchia mediterranea.

Il gusto è rotondo e asciutto, con un volume alcolico intorno ai 13 gradi.

Se affinato in botte, diventa un vino di grande struttura, meno acido, con tannini morbidi e maturi, con un persistente finale e una lunga potenzialità d’invecchiamento.

Soprannominato ‘l’anima nera del Salento’, fino a qualche decennio fa non vantava una grande fama a livello nazionale, ma si accontentava di esibirsi sulle tavole di tutti i salentini, orgogliosi del loro ottimo vino locale.

In passato, infatti, il Negroamaro era utilizzato principalmente per tagliare i vini (cioè mescolare uno o più vitigni) grazie soprattutto alla sua alta concentrazione di zuccheri, che lo rendevano ideale per effettuare questa operazione con i mosti del nord Italia, spesso con tenori alcolici limitati come la Malvasia Nera o il Sangiovese, o quando l’annata in alcune zone non era stata buona abbastanza e i vitigni nobili necessitavano di un supporto.

Le uve Negroamaro, dunque, fungevano da ponte tra il Tacco ed il resto d’Italia, in un’epoca in cui Il Salento rappresentava un confine ancora inesplorato e considerato per certi versi esotico dagli stessi italiani.

Il Salento e il Negroamaro in purezza: il riscatto di un territorio 

Oggi, grazie all’orgoglio, al duro lavoro e alla lungimiranza di tanti vignaioli salentini possiamo raccontare una storia ben diversa:

  • la storia del Negroamaro in purezza.

Da circa trent’anni, infatti, c’è stata una netta inversione di tendenza: i produttori vitivinicoli salentini hanno cessato di vendere il Negroamaro e hanno iniziato a investire maggiormente sui processi di vinificazione delle uve in loco e in moderni sistemi d’ imbottigliamento, fieri di poterlo presentare finalmente come un prodotto finito, Made in Salento e lanciarlo alla conquista dei mercati internazionali.

La scalata verso il successo non si è più arrestata e così il celebre vino salentino ha cominciato un’ascesa che ancora continua sia in Italia che all’estero.

Già nel 2008, ad esempio, il Negroamaro era il terzo vino del Salento, con maggior tasso di crescita delle vendite della grande distribuzione.

Se solo vent’anni fa, pensare a clienti che chiedessero una bottiglia di Negroamaro in enoteche, ristoranti, wine bar di Londra, Bruxelles, Amsterdam, Berlino era impensabile, oggi è la regola (pronunciando correttamente anche il nome, in barba alle teorie di marketing di alcuni buyers che escludono alcuni vini italiani dai loro mercati perché difficili da pronunciare, quindi difficili da vendere).

Ed è così che le migliaia di bottiglie che ogni anno viaggiano oltremanica e oltreoceano, riportano alla mente i profumi e il gusto del Salento a chi viene in questa meravigliosa terra a trascorrere una vacanza, catturato dalla bellezza dei luoghi, ignaro delle autentiche e memorabili esperienze sensoriali che vivrà in questo territorio e che riemergeranno alla memoria dei sensi davanti ad un calice.

Ed ecco che la storia del Negroamaro, fatta di voglia di rivalsa, orgoglio, rispetto per le tradizioni, spirito di appartenenza e amore viscerale per questa terra, diventa la storia di tutto il Salento, di passione tangibile e identità diffusa.

Un vino non è mai solo un vino: nasce, cresce, si evolve e rappresenta il territorio a cui appartiene.

È il fil rouge che unisce il passato e il presente, testimone e rappresentante dei cambiamenti economico- sociali, industriali e culturali della sua terra, evolvendosi, in perfetta simbiosi con il contesto.

Nel mentre, la passione di chi lo coltiva lo trasforma in nettare pronto a raccontare nuove storie.

Ogni calice di Negroamaro bevuto, ogni cantina visitata narrerà la sua storia di che avrà un solo comune scopo, far parlare del Salento, far parlare di chi siamo.

Questo articolo è stato scritto da Elena Provenzano di Wineconnection, una dinamica wine community salentina formata da esperti e appassionati, a cui puoi unirti per degustazioni di gruppo, corsi certificati o di avvicinamento al vino, eventi ed esperienze enogastronomiche alternative e itineranti, all’insegna del piacere della condivisione e delle sinergie che solo il vino può creare.

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Video sul Negroamaro, vino del Salento