Bruno Petrachi: il più grande cantante folk leccese

Bruno Petrachi, il più grande cantante folk leccese

Vi facciamo riascoltare la storica canzone ed il Video di LECCE CUORE MIO di Bruno Petrachi, diventata un Inno di Lecce e di tutti i Leccesi.

In questa sezione trovate tutti i video e i testi delle canzoni del cantante Bruno Petrachi

Questi sono alcuni dei video, dove trovare i testi delle canzoni popolari che raccontano la sua Lecce, di Bruno Petrachi indimenticato cantante folk leccese e per sempre salentino nel cuore.

Trovate molte canzoni del folk popolare del cantante Bruno Petrachi nel canale Youtube di Salento.it

La vita, i figli e le canzoni di Bruno Petrachi

Poco si sa della sua infanzia e della sua vita, delle ispirazioni che hanno portato alla realizzazione dei suoi brani.

Si tratta di Bruno Petrachi, cantante e fisarmonicista folk locale scomparso il 16 maggio del 1997, che durante gli Anni Ottanta ha cantato motivi diventati molto popolari tra la gente.

Ha cantato le passioni della città,i suoi personaggi di un tempo, le vecchie storie popolari dei vicoli e delle corti, rendendo le sue canzoni un vero e proprio manifesto della leccesità.

Succede che la musica dalla campagna si sposta in città e a partire dagli anni 70 si registra un vero e proprio boom della canzone popolare, in coincidenza con la nascita delle prime emittenti radiotelevisive private locali che rivolgono grande attenzione ai fatti, alla cultura e alle tradizioni del proprio territorio.

Ed è qui che prende forma e si fa conoscere l’arte di Bruno Petrachi.

Tante le canzoni e gli stornelli famosi:

“Mieru mieru”, “Le fimmene te moi”,  “Lu carcere è galera”, “Lu posperu”, “San Catautu”.

Ma è “Arcu te pratu” il pezzo più rappresentativo, una colorata narrazione di alcuni costumi leccesi tipici fino a cinquanta anni fa.

Bruno Petrachi, che aveva il calcio nel cuore, non poteva certo dimenticare la sua squadra, a cui ha dedicato la canzone”Forza Lecce Miu”.

Semplice e verace, a tratti come i piatti tipici della sua tradizione.

Enzo Petrachi, il figlio lo ricorda così, con gli stessi ideali che ha ereditato dal padre per la sua stessa arte.

“Mio padre la mattina andava in giro per i rioni della città a fotografare luoghi e personaggi della Lecce di fine anni Settanta, metà anni Ottanta.

Tornato a casa “pittava”, cioè descriveva i personaggi con gli stornelli, oppure, quando si trovava di fronte qualcuno “ni cantà la rasta”, in pratica metteva in luce, sempre scherzosamente ed improvvisando, i difetti, ma talvolta anche i pregi, dell’astante”.