Bozza introduzione Lecce – Salento.it book

2) introduzione Lecce – Salento.it book

Il nostro viaggio inizia da Lecce, questa città barocca baciata dal sole e dal bellissimo mare, si mescola tra il bianco della pietra leccese e i colori della terra, Lecce si trova nella parte centro-settentrionale della pianura salentina.

La città in cui impadronirsi di ogni caratteristica, sapore e impressione. Imponenti dimore storiche restaurate, antiche chiese riavviate. superba riscoperta e innovazione della tradizione artigianale.

Ma anche il luogo ideale per lasciarsi coinvolgere nella movida serale tra le strade barocche.

La magia di questa città si trova nel riscoprire un monumento sotto una luce diversa o appena dopo il tramonto, perchè  Lecce si trasforma, come la pietra di cui è in gran parte ricoperta, iridescente mentre è baciata da sole o a seguito di particolari giochi di luce durante la notte.

La golosità è alla base del vivere leccese, in un bar, su una panchina immersa nel verde della natura o tra i tavoli di una tipica trattoria, il cibo è sempre un modo per coinvolgere tutti quanti.

I sapori nonostante la cosiddetta globalizzazione, ricordano ancora quelli di una vola, questo grazie al fatto che ci sono stati trasferiti tramite la civiltà contadina.

In questa città la campagna ha sempre avuto il suo autentico luogo di smercio. Da essa arrivano infatti tutti gli ingredienti della tavola tipica salentina: l’olio extra vergine d’oliva e i pregiati vini della tavola leccese; meno diffusa in città, ma presente sulle due sponde marine è invece la cucina del pesce.

Un’affascinante peculiarità di questo territorio sta nel fatto che l’indissolubile legame con la terra, si riversa anche sull’arte. Capita molto spesso di incontrare festoni in pietra che raffigurano frutti o fiori sulle facciate dei palazzi o sugli altari barocchi.

Lecce veniva denominata la città-chiesa per la sua alta affluenza di luoghi di culto. Di questa cultura passata, la città ha sicuramente conservato il meglio, trattenendo allo stesso tempo un velo di eleganza, della quale oggi si può godere in maestose dimore barocche che riportano chi le visite tra l’incantevoli fasti sei-settecenteschi.

Passeggiando tra piazza S.Oronzo e la basilica di Santa Croce

Visitando la città in poche decine di metri si concentrano numerosi monumenti storici e anche stuzzicanti occasioni per la gola e per lo shopping. Importanti e storici bar come Avio o Alvino e locali gustosi come Maglio, la pasticceria Natale e il Bar della Cotognata leccese, offrono in primis un perfetto esempio di assaggio delle specialità salentine.

Arrivando poi intorno alla basilica di Santa Croce, si ha la possibilità di acquistare santi e personaggi vari, interamente creati in cartapesta, senza privarsi di una rilassante sosta nel verde dei giardini pubblici, situati proprio alle spalle della meravigliosa chiesa.

Piazza S.Oronzo

Una tra le  piazze più belle di Puglia racchiude millenni di storia con l’Anfiteatro Romano, la colonna di Sant’Oronzo, il Sedile cinquecentesco e l’architettura fascista del Palazzo dell’Ina.
Piazza Sant’Oronzo è un significativo simbolo della storia millenaria di Lecce e in essa convivono in armonia stili e forme architettoniche di epoche diverse.

Assieme alla “lupa” raffigurata al centro sull’ovale della piazza, l’Anfiteatro Romano rappresenta il fulcro sorico della città, datato tra l’età augustea e quella adrianea, e nell’ampia gradinata davanti alla Chiesa barocca di Santa Maria della Grazia oggi si svolgono importanti eventi e spettacoli all’aperto. Alle spalle, il Palazzo dell’Ina asseconda la curva dell’anfiteatro con le sue linee tipiche dell’architettura fascista.

Dall’altezza di ben 29 metri della sua colonna, Sant’Oronzo veglia sui cittadini. La magnifica statua in bronzo, si trova sui rocchi di una delle colonne romane poste al termine della via Appia . A pochi passi, l’eccezionale edificio cinquecentesco del Sedile, che si trova accanto alla piccola Chiesa di San Marco.

La piazza, chiusa al traffico, è il cuore pulsante della vita pubblica della città, tradizionale luogo di incontro dei leccesi ma anche teatro dei più svariati e importanti eventi che si susseguono in tutto l’anno. Essa nonostante  i vari stravolgimenti negli anni, non ha mai perso il suo ruolo di “piazza dei mercanti” , popolata in ogni ora del giorno e della sera, punto d’incontro adorato da tutti e scenario di grandi negozi radiosi di splendide luci.

Si presenta anche  come il luogo in cui coccolarsi con golose colazioni e concedersi piccoli sfizi dolci o salati ( tipicamente pasticciotto o rustico), in qualsiasi momento della giornata, da Alvino, uno dei più prestigiosi storici bar di cui la città può godere o presso l’antico Fornaio.

Anfiteatro Romano

Posizionato nel cuore di Lecce, in piazza S. Oronzo, oggi l’Anfiteatro romano testimonia l’importanza raggiunta dall’antica cosi chiamata Lupiae in epoca imperiale. Scoperto agli inizi del Novecento, dell’edificio originario è oggi rimasto circa un terzo, con parte dell’arena e della gradinata , mentre la restante porzione è nascosta al di sotto della piazza e dei prospicenti fabbricati.

La struttura è in parte costruita in opera quadrata e cementizia, dalla restante parte è scavata sfruttando al massimo l’abbondante quantità di pietra leccese presentea supporto delle gradinate, ricavandovi l’arena, l’ambulacro inferiore e le gallerie radiali di raccordo.

Planimetricamente l’edificio è diviso in quattro settori suddivisi da altrettanti ingressi in corrispondenza degli assi principali.

L’accesso, a livello della media cavea, consentiva di raggiungere i vari settori attraverso un sistema di scale di raccordo.

Il muro esterno era all’origine scandito dal succedersi di 68 arcate, delle quali attualmente restano 24 pilastri. La galleria perimetrale al secondo piano era sormontata da un portico, riconducibile alla fase adrianea, al quale sono associati i diversi frammenti di decorazione architettonica in marmo pentelico ritrovati nelle colmature

Anche il podio era sicuuramente e rivestito di lastre marmoree, mentre un rilievo continuo con scene di venationes (cacce) correva lungo il balteus, il parapetto dell’arena.

All’interno dell’ambulacro inferiore sono riposti gli elementi marmorei che costituivano il coronamento del balteus: il fregio continuo, in parte ricomposto in fase di restauro, presentava un ciclo di bassorilievi con scene di venationes, lotte tra fiere, scene di caccia da parte dei bestiarii.

Basilica di Santa Croce e Convento dei Celestini 

Considerata il simbolo del barocco leccese, la Basilica di Santa Croce è tra le chiese più importanti e visitate di Lecce.

Si cominciò a costruire questa immensa chiesa a partire dal 1549 su richiesta dei padri Celestini, dopo l’abbattimento dell’antico tempio e monastero fondati nell’area del Castello Carlo V, per volere di Gualtiero VI di Brienne conte di Lecce.

Alla realizzazione della Basilica costruita a partire dal 1549 e completata nel 1699, parteciparono importanti architetti leccesi dell’epoca: Gabriele Riccardi, Francesco Antonio Zimbalo e Cesare Penna con l’aiuto di maestri scalpellini della zona di Lecce.

L’iniziale progetto architettonico è dell’artista Gabriele Riccardi che creò la struttura della chiesa e realizzò anche la parte inferiore della facciata, donandole uno stampo classico. Per questo motivo la parete è arricchita da sei colonne con capitelli zoomorfi ed è decorata da un fregio di ispirazione classica.

Poco dopo, nel 1606 subentrò Francesco Antonio Zimbalo che realizzò i tre portali soffermandosi sul più grande ; quest’ultimo, affiancato da coppie di colonne binate, è sormontato dagli stemmi di Filippo III di Spagna, di Maria d’Enghien e di Gualtiero VI di Brienne.

Incisi sulle due porte laterali, invece, vi sono gli stemmi di Santa Croce e dell’Ordine dei Celestini, il cui ex convento affianca e prolunga la chiesa.

Nelle zone laterali, le due nicchie con le solenni statue di San Benedetto e S. Pier Celestino, (poi papa Celestino V) fondatore dell’Ordine dei Celestini, mentre ai lati esterni le statue della Fede e della Sapienza associati dell’Ordine.

In alto, una fascia decorativa ricca di putti con in mano delle lettere che riscrivono il nome del committente del secondo ordine, Don Matteo Napoletano, abate dell’ordine. Chiude l’ordine superiore il fastigio che raffigura la Santa Croce in  sotto forma di fiori e gigli, concluso da Giuseppe Zimbalo.

Le decorazioni in pietra leccese che partecipano ad abbellire la facciata della Basilica, non sono solo un aspetto riempitivo ma sono munite di simboli significativi

Santa Croce rappresenta il trionfo del Cristianesimo sui miti pagani e i due ordini della Basilica simboleggiano l’inferno e il paradiso; l’ordine inferiore rappresenta il mondo degli inferi dove sui capitelli e frontone si affacciano figure mitologiche come le sirene, le arpie e draghi.

Il “mondo pagano” viene sconfitto dal paradiso rappresentato dall’ordine superiore con fiori, piante, animali ed angeli in festa.

La chiesa è anche un campionario di simboli legati a Celestino V e al suo ordine monastico come ad esempio i fiori e gli angeli che richiamano le visioni di Celestino.

Appena varcato il portale, la basilica si presenta all’interno con una pianta a croce latina, suddivisa in tre navate da 12 colonne terminanti con capitelli dove tra simboli di frutta e foglie sporgono i volti degli apostoli. Più avanti, delle colonne binate con i simboli degli evangelisti, sorreggono una splendia cupola decorata con festoni di foglie d’acanto, angeli e rappresentazioni di frutta.

La navata centrale termina poi con un’abside polilobata con copertura a raggiera che veglia su un settecentesco altare maggiore, capolavoro di intarsio sul marmo di scuola napoletana. Il bianco della pietra leccese che prevale in ogni parete dell’edificio, viene esaltato dal marrone del soffitto a cassettoni in legno dorato, dove al centro è racchiusa la tela della “Santissima Trinità”.

Le navate laterali ospitano invece cappelle, non comunicanti tra loro, dove altari e colonne in stile barocco sono interamente decorati.

Partendo da destra troviamo in successione 17 altari, il primo è l’altare che accoglie la tela di “Sant’Antonio con l’apparizione del Bambino”, seguono poi l’altare della Natività con la tela “Adorazione dei Pastori” le raffigurazioni di “San Michele Arcangelo”, “San Filippo Neri”, “La Trinità”, “Sant’Irene”, “San Pier Celestino” e le varie icone marinaie.

Destano attenzione altari come quello di Sant’Oronzo con una tela votiva del Santo al cui patrocinio fu associato lo scampato pericolo del terremoto del 1743 come citano i versi di un antico dialetto leccese posti sul dipinto e l’elaborato altare dedicato a San Francesco da Paola, realizzato da Francesco Antonio Zimbalo.

Quest’altare, costituito da 12 formelle, in pietra leccese, si presenta come un libro didascalico con fumetti che rappresenta il paesaggio fatto di ulivi, case in pietra che fungono da sfondo alla vita e ai miracoli del Santo calabrese. Separano le formelle, 6 colonne rivestite da ricami di fiori in pietra.

Sovrasta in alto lo stemma francescano con il motto “Charitas”, affiancato da sei angeli che reggono in mano i simboli della passione.

I Celestini , risiedendo nel vicino Palazzo fino al 1807, curarono la Basilica, fino quando Giuseppe Bonaparte emanò delle leggi che sancivano la soppressione degli ordini monastici sparsi nel Regno di Napoli.

Una volta sfrattati i Celestini, il convento fu preso dallo Stato che lo trasormò nella sede dei pubblici uffici.

Oggi il Palazzo dei Celestini, è sede della Prefettura e del governo della Provincia. Nel periodo della soppressione, la chiesa fu scenario di vandalismo e saccheggio, come il quattrocentesco sepolcro con la statua in marmo della contessa Maria d’Enghien che fu disperso.

A partire dal 1833, la chiesa fu affidata alla Confraternita della Santissima Trinità dei Pellegrini che curò il restauro del tempio.

Castello Carlo V

Realizzato nel XII sec. d.C., come dimostrano gli scavi nel cortile, il castello di Lecce è noto ai turisti e agli stessi leccesi con il nome di Castello di Carlo V poiché la sua finale e attuale struttura è il risultato della ristrutturazione cinquecentesca voluta dal sovrano spagnolo.

È con l’ascesa al regno dell’Imperatore Carlo V che, a partire dal 1537, avviene la ristrutturazione dell’edificio terminata probabilmente già nel 1553, anno di morte del vicerè Pietro de Toledo, il cui stemma è raffigurato al centro della volta della Sala Maria d’Enghien.

Solo con l’Imperatore Carlo V il Castello diventa simbolo della grandezza imperiale e luogo di difesa contro gli attacchi nemici.

Con l’Imperatore Carlo V (1519-1556) il castello di Lecce venne munito, insieme alla città, di nuove forme difensive utili alle rinnovate esigenze belliche.

L’edificio subì una considerevole ristrutturazione degli ambienti interni , che andò ad assorbire a precedente struttura medievale, e un importante ampliamento delle sue dimensioni con la creazione di un’imponente cortina muraria che andava ad associarsi a quattro possenti bastioni: della S. Trinità e di S. Croce sul lato verso la città, di S. Martino e di S. Giacomo verso l’esterno.

Nato originariamente come residenza dei conti di Lecce in età normanna e situtato sul lato orientale della città, in corrispondenza delle mura urbane, il castello di età medievale, come possiamo riscontrare dagli scavi archeologici effettuati negli ultimi anni, doveva pressapoco corrispondere al corpo centrale quadrangolare del castello cinquecentesco, delimitato agli angoli sud-est e nord-est dalle due torri superstiti: la “Torre Maestra/Magistra” e la “Torre Mozza”.

Gli ambienti riguardanti il castello medievale, ubicati sul lato nord e sud, dopo essere stati oggetto di consistenti modifiche, furono inglobati nell’impianto del XVI sec.

Della cinta muraria che doveva collegare le torri restano tracce piuttosto minime , ma sufficienti per risalire all l’andamento al di sotto del nucleo interno.

Dei momenti più antichi del castello, relative al periodo normanno in cui conti di Lecce erano gli Altavilla, non ci sono documentazioni tranne una struttura muraria della seconda metà del XII secolo ritrovata durante gli scavi archeologici effettuati nel cortile.

A seguito di politiche matrimoniali, Lecce e il suo territorio passarono agli Enghien e poi agli Orsini del Balzo, che regnarono e vissero a Lecce e nel suo castello. Sulla vita di corte che si svolgeva nel castello nei secoli antecedenti l’età orsiniana si hanno solo minime tracce.

È solo, infatti, a partire dalla morte di Maria d’Enghien, contessa di Lecce, e dal passaggio della Contea a suo figlio Giovanni Antonio Orsini del Balzo, che i reperti diventano più consistenti, permettendo di conoscere il rapporto della famiglia regnante con il castello.

Proprio di fronte al castello sorge uno dei locali più golosi della città, il Bar Della Cotognata Leccese.

Porta Napoli

Nei pressi dell’entrata della città di Lecce si trova un Arco di Trionfo, chiamato Porta Napoli. Insieme ad altre due porte, Porta San Biagio e Porta Rudiae, rappresenta l’entrata nel centro storico della città.

L’edificazione fu vigorosamente favorita dai cittadini e da Ferrante Loffredo, presidente della Provincia di Terra d’Otranto, per ricordare il potere e l’Impero di Carlo V d’Asburgo. Ad oggi è cosui chiamata perché era la strada da cui si partiva per la via consolare per Napoli.

Quest’ invenzione fu molto probabilmente, progettata dall’architetto militare Gian Giacomo dell’Acaya.

Durante l’Ottocento l’opera venne però privata delle porzioni di mura sui lati. L’arco presenta una sola fornice a tutto sesto ed è delimitato da due colonne corinzie per lato che sostengono un frontone a forma di triangolo, dove al centro è situato lo Stemma Imperiale Asburgico di Carlo V. Il frontone ha una decorazione che raffigura cannoni e armature, in stile arco di trionfo romano.

Al centro, sotto il frontone, è incisa una dicitura celebra il sovrano Carlo V, elogiato come sterminatore dei turchi, in collegamento all’aiuto in battaglia fornito ai suoi possedimenti in Terra d’Otranto contro le incursioni turche.

Piazza del Duomo

Nel cuore del centro storico di Lecce è situata una delle più importanti piazze cittadine: passando da Via Palmieri si arriva in un tesoro indiscusso dell’architettura barocca: il Duomo (la Cattedrale metropolitana di Santa Maria Assunta), il Museo Diocesano, l’Episcopio e il Campanile.

La Piazza del Duomo di Lecce è interamente caratterizzata da toni caldi e avvolgenti tipici della pietra leccese.

Queste lastre in pietra leccese sono state utilizzate non soltanto per il rivestimento degli edifici, ma anche per la decorazione del pavimento .

In questo modo si crea un’atmosfera ammaliante, anticipata dalle statue dei Padri della Chiesa e dai Propilei situati all’ingresso della piazza.

Questo è un progetto armonioso ed equilibrato. Per evidenziare il perimetro della piazza e introdurre l’area nel tessuto urbano, a fianco dei Propilei sono stati costruiti due palazzi gemelli con archi a bugne lisce a pianterreno.

Entrando nello spiazzale , ci si trova di fronte il Duomo, cuore pulsante della vita religiosa della città. La cattedrale è stata ricostruita in stile barocco nel 1659 dopo aver demolito il vecchio edificio esistente.

Ad abbellire la composizione sorge, sulla sinistra, il Campanile, una costruzione imponente della metà del Seicento e completato dall’architetto Giuseppe Zimbalo. Si tratta di un’opera dell’arte barocca e delle sue magnifiche decorazioni.

A destra invece, sorge il Museo Diocesano, costruito all’interno del vecchio Palazzo del Seminario, realizzato tra la fine del Seicento e gli inizi del Settecento. Infine, l’Episcopio si trova più indietro rispetto alla cattedrale, ossia il Palazzo del Vescovo, che presenta una decorazione settecentesca più semplice e leggera.