Negroamaro: non solo un vino, ma un’esperienza turistica

Itinerario turistico del Negroamaro

È difficile non cedere alla tentazione di un calice di Negroamaro, con il suo colore intenso rosso rubino e i riflessi molto scuri, tendenti al nero.

I profumi sono fruttati, evocano l’aroma delle prugne e delle more selvatiche mature e succose, a un naso allenato non sfuggono i tipici sentori di tabacco e quelli balsamici di macchia mediterranea.

Il gusto è leggermente amarognolo, ma rotondo e asciutto, con un volume alcolico intorno ai 13 gradi.

Se affinato in botte, diventa un vino di grande struttura, meno acido, con tannini morbidi e maturi, con un persistente finale e una lunga potenzialità d’invecchiamento.

È difficile anche non cedere alla tentazione di saperne di più.

Sono tante, infatti le cantine salentine che hanno compreso l’ importanza di aprire le porte ai sempre più numerosi turisti e appassionati, dando la possibilità di visitare di degustare i propri vini, visitare i luoghi di produzione (stabilimenti ultra moderni, dove a partire dalle temperature di fermentazione fino alla chiusura dei cartoni, tutto è computerizzato, controllato e nulla è lasciato al caso), le famose bottaie in pietra con la loro atmosfera unica, impregnata di profumi tutti da scoprire ma, soprattutto, i vigneti.

Perché dietro ad un buon un vino del Salento, c’è una storia fatta principalmente di studio, cura, attenzione e dedizione per la propria terra.

Ci sono secoli di studio della pianta e di come potarla, cure e trattamenti essenziali che occupano i contadini 365 giorni l’anno, un’attenzione maniacale necessaria se si vuole ottenere un

salentino ha cominciato un’ascesa che ancora continua sia in Italia che all’estero.

Già nel 2008, ad esempio, il Negroamaro era il terzo vino con maggior tasso di crescita delle vendite della grande distribuzione.

Se solo vent’anni fa, pensare a clienti che chiedessero una bottiglia di Negroamaro in enoteche, ristoranti, wine bar di Londra, Bruxelles, Amsterdam, Berlino era impensabile, oggi è la regola (pronunciando correttamente anche il nome, in barba alle teorie di marketing di alcuni buyers che escludono alcuni vini italiani dai loro mercati perché difficili da pronunciare, quindi difficili da vendere).

Ed è così che le migliaia di bottiglie che ogni anno viaggiano oltremanica e oltreoceano, riportano alla mente i profumi e il gusto del Salento a chi viene in questa meravigliosa terra a trascorrere una vacanza, catturato dalla bellezza dei luoghi, ignaro delle autentiche e memorabili esperienze sensoriali che vivrà in questo territorio e che riemergeranno alla memoria dei sensi davanti ad un calice.

Negroamaro è Salento!

Ed ecco che la storia del Negroamaro, fatta di voglia di rivalsa, orgoglio, rispetto per le tradizioni, spirito di appartenenza e amore viscerale per questa terra, diventa la storia di tutto il Salento, di passione tangibile e identità diffusa.

Un vino non è mai solo un vino: nasce, cresce, si evolve e rappresenta il territorio a cui appartiene.

È il fil rouge che unisce il passato e il presente, testimone e rappresentante dei cambiamenti economico- sociali, industriali e culturali della sua terra, evolvendosi, in perfetta simbiosi con il contesto.

Nel mentre, la passione di chi lo coltiva lo trasforma in nettare pronto a raccontare nuove storie.

Ogni calice di Negroamaro bevuto, ogni cantina visitata narrerà la sua storia di che avrà un solo comune scopo, far parlare del Salento, far parlare di chi siamo.

Se volete farvi raccontare il Salento da chi la storia l’ha realmente scritta, bussate alle porte delle cantine locali.

Per significative esperienze enogastronomiche al sapore di Negroamaro, potete scegliere tra le degustazioni proposte da queste cantine e i loro vini, campioni di espressività e simboli ampiamente riconosciuti del territorio salentino.

Articolo scritto da WineConnection

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